Rubino e zaffiro sono, in realtà, la stessa pietra — corindone (ossido di alluminio). La differenza la fa il cromo, che colora il rubino di un rosso acceso.
Si forma in rocce metamorfiche e magmatiche, a temperature e pressioni elevate. Lo stesso cromo che gli dà il colore provoca piccole tensioni interne nel cristallo — motivo per cui i rubini grandi e puri sono più rari dei diamanti della stessa misura.
Le sfumature più pregiate portano il nome poetico «sangue di piccione» — un rosso intenso con un lieve bagliore azzurrino, presente in meno dell’1% dei rubini.
Considerato fin dall’antichità «il re delle gemme», il rubino era indossato dai guerrieri per coraggio e invulnerabilità; in molte culture simboleggiava la vita stessa, attraverso il colore del sangue.
Nel 1957, Elizabeth Taylor ricevette dal marito, Mike Todd, un set Cartier di rubini birmani divenuto leggendario, che l’attrice considerava la sua pietra portafortuna.
Ancora oggi il rubino è una gemma da gala sul tappeto rosso e un’alternativa ricca di personalità al diamante per gli anelli di fidanzamento.
Le sfumature vanno dal rosso-rosato a un rosso profondo e acceso. È il colore, non la dimensione, a determinare il valore di un rubino.
I rubini più rinomati provengono dalla «Valle dei Rubini» di Mogok, in Birmania, sfruttata da oltre 800 anni, ma anche dal Mozambico e dalla Thailandia.
Come lo zaffiro, il rubino può presentare asterismo — rari rubini stella mostrano una stella a sei raggi alla luce diretta.
Il rubino simboleggia passione, vitalità e coraggio ed è la pietra del mese di luglio, associata all’amore e all’energia.
Con durezza 9 è molto resistente e adatto all’uso quotidiano, richiedendo soltanto di evitare urti violenti e bruschi sbalzi di temperatura.
Si pulisce delicatamente con un panno morbido. Il suo rosso caldo risalta splendidamente nell’oro giallo, ma crea anche un superbo contrasto con l’argento 925.