L’ametista è la varietà viola del quarzo — la stessa pietra del citrino, solo in un’altra «disposizione».
Il colore è dato da tracce di ferro e dall’irradiazione naturale delle rocce, nel corso del tempo.
Si forma in geodi vulcanici, alcuni grandi quanto una stanza, rivestiti da migliaia di cristalli viola — soprattutto in Brasile e in Uruguay.
Il nome viene dal greco antico e significa «non ubriaco»: gli antichi credevano che proteggesse dall’ebbrezza e scolpivano persino coppe da vino in questa pietra.
La storia romantica in cui il dio Dioniso piange per una fanciulla trasformata in pietra è, in realtà, un’invenzione letteraria del XVI secolo — affascinante, ma non un mito antico.
Ancora oggi l’ametista è la pietra degli anelli dei vescovi cattolici, simbolo di temperanza e di autorità spirituale.
Un tempo era apprezzata quanto il rubino o lo smeraldo — tra le «pietre cardinali» — finché i giganteschi giacimenti scoperti in Brasile, nel XIX secolo, le hanno fatto crollare il prezzo.
Proprio allora è nato anche il termine «semiprezioso», legato a questa improvvisa abbondanza.
Il colore varia dal lavanda pallido a un viola profondo e intenso; le più apprezzate hanno un viola ricco, con riflessi rossastri.
Associata alla calma, alla chiarezza mentale e all’equilibrio, l’ametista è la pietra del mese di febbraio.
Con durezza 7 è adatta all’uso quotidiano, ma l’esposizione prolungata al sole può sbiadirne il colore — quindi è meglio tenerla al riparo dal calore intenso.
Si pulisce con un panno morbido e acqua tiepida. Questa elegante tonalità risalta magnificamente nell’argento 925 e nell’oro bianco.